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È l’ora degli imprenditori sociali

Si può promuovere l’inclusione sociale senza perseguire contemporaneamente anche quella economica? La domanda non è di poco conto, se si considerano la crescita globale delle disuguaglianze, la portata dei fenomeni migratori, i loro riflessi sul welfare e sulle politiche dei Paesi più sviluppati. Uno dei pregi delle Giornate di Bertinoro per l’economia civile è quello di avere buon fiuto, nel senso di riuscire a intercettare trend di estrema attualità, se non addirittura di anticiparne l’evidenza.

Così l’edizione di quest’anno (la quindicesima), dedicata all’«Economia della coesione nell’era della vulnerabilità», ha offerto lo spunto per affrontare in maniera diretta ed esplicita anche il nodo dell’inclusione, di quali possano essere i soggetti meglio attrezzati per giocare la partita e delle condizioni per vincerla.

A dare una risposta precisa è stato Stefano Zamagni, l’economista bolognese organizzatore della manifestazione e “padre nobile” del non profit italiano: «L’inclusione o è anche economica o non è vera inclusione, perché è solo attraverso il lavoro che si può realizzare. Fino a tempi non lontani il mercato era il vero motore dell’inclusione, tanto è vero che ne è scaturita la teoria dell’ascensore sociale. Oggi, però, questo meccanismo non funziona più: al contrario, nella sua traduzione più esasperata, il mercato tende a escludere anziché integrare. Ecco perché bisogna passare dal riformismo alla trasformazione, ossia a una strategia di cambiamento di lungo termine. E per farlo, più che i manager occorrono gli imprenditori sociali, le figure che meglio di tutte possono utilizzare le tecnologie per metterle al servizio della persona e possono dare ai processi di crescita un orizzonte strategico».

Ma che cosa pensano della sfida gli imprenditori sociali? A rispondere è stata un’indagine condotta da Aiccon, l’associazione che, insieme all’Università di Bologna, organizza le “Giornate dell’economia civile”, attraverso un rilevamento su un campione rappresentativo di tutta l’area del non profit produttivo. «Gli imprenditori sociali – spiega Paolo Venturi, direttore di Aiccon – si dimostrano aperti alla prospettiva della co-produzione, nonché ai rapporti con imprese e privati for profit. Vogliono, però, veder rappresentato il valore aggiunto sociale che riescono a produrre e, dunque, chiedono strumenti di misurazione dell’impatto. Chiedono di poter partecipare, da protagonisti e non da meri destinatari, all’elaborazione di questi indicatori». Tra i riscontri più significativi della ricerca anche il crescente orientamento al mercato privato: il 77% del campione si è dichiarato d’accordo sul fatto che rivolgersi direttamente a una domanda pagante è un’opportunità per migliorare l’offerta, andando a intercettare fasce di bisogno non più coperte dalla pubblica amministrazione.

La specificità culturale dell’approccio al mercato, compreso il nodo dell’inclusione economica, resta il tratto dominante dell’imprenditoria sociale. Da qui l’enfasi sul tema della misurazione dell’impatto sociale. «La necessità di concentrare l’attenzione su questo argomento – spiega Zamagni – nasce dalla fase di passaggio che il Terzo settore italiano sta attraversando, e che si lega alla transizione dal welfare state alla welfare society, due modelli che si basano su altrettanti princìpi: quello redistributivo il primo, quello di sussidiarietà il secondo».

La valutazione dell’impatto sociale, inoltre, è resa attuale, per un verso, dalla necessità di trovare una risposta nazionale all’orientamento dettato in materia a livello europeo, per un altro verso dalla futura approvazione della riforma del Terzo settore, attualmente all’esame del Parlamento, nella quale il concetto di impatto sociale viene legato alle modalità di affidamento dei servizi sociali alle realtà non profit.

Il tema posto sotto i riflettori a Bertinoro, insomma, è destinato ad animare il dibattito anche nei mesi a venire, se non altro perché, come riassume Venturi, «ai tempi del welfare state era sufficiente rendicontare, mentre oggi, nell’era del welfare generativo, è indispensabile valutare».

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